I.

IL CORPO DI CRISTO

 

141 1 Il Signore Gesú dice ai suoi discepoli: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno può venire al Padre mio se non per me. 2 Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma d'ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto. 3 Gli dice Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. 4 Gesú gli dice. Da tanto tempo sono con voi, e voi non mi avete conosciuto? O Filippo, chi vede me, vede il Padre mio (Gv 14,6-9). 5 Il Padre abita una luce inaccessibile (1Tm 6,16), e Dio è spirito, e nessuno ha mai veduto Dio (Gv 4,24). 6 Poiché Dio è spirito (Gv 1,18), non può essere visto che con lo spirito; 7 è infatti lo spirito che dà la vita, la carne invece non giova a nulla (Gv 6,63). 8 Anche il Figlio, in ciò che è uguale al Padre, non e visto da alcuno diversamente dal Padre e diversamente dallo Spirito Santo.

142 9 Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesú Cristo secondo l'umanità e non videro né credettero, secondo lo Spirito e la divinità, che Egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati; 10 e cosí ora tutti quelli che vedono il sacramento del corpo di Cristo, che viene consacrato per mezzo delle parole del Signore sopra l'altare per le mani del sacerdote sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono secondo lo spirito e la divinità, che sia veramente il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesú Cristo, sono condannati perché l'Altissimo stesso ne dà testimonianza 11 e dice: Questo è il mio corpo e il sangue del nuovo testamento (Mc 14,22-24); 12 e ancora: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna (Gv 6,55).

143 13 Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, egli stesso riceve il santissimo corpo e sangue del Signore; 14 tutti coloro che non partecipano del medesimo Spirito e presumono accogliere il Signore, mangiano e bevono la loro condanna (1Cor 11,29). 15 Per cui: Figliuoli degli uomini, sino a quando avrete duro il cuore (Sal 4,3)? Perché non riconoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio (Gv 9,35)?

144 16 Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale (Sap 18,15)discese nel grembo della Vergine; 17 ogni giorno viene a noi in apparenza umile; 18 ogni giorno discende dal seno del Padre (Gv 1,18; 6,38) sopra l'altare nelle mani del sacerdote. 19 E come ai santi apostoli apparve in vera carne, cosí ora si mostra a noi nel pane consacrato; 20 e come essi con lo sguardo fisico vedevano solo la sua carne ma, contemplandolo con gli occhi della fede, credevano che egli era Dio, 21 cosí anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, vediamo e fermamente crediamo che il suo santissimo corpo e sangue sono vivi e veri.

145 22 E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli cosí 23 come egli dice:Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo (Mt 28,20).

 

 

 

II.

IL MALE DELLA PROPRIA VOLONTÀ

 

146 1 Disse il Signore ad Adamo: Mangia del frutto di qualunque albero del Paradiso, ma dell'albero della scienza del bene e del male non mangiare (Gen 2,16-17). 2 Adamo poteva dunque mangiare ogni frutto di qualunque albero del Paradiso, egli, finché non contravvenne all'obbedienza, non peccò.

147 3 Mangia infatti dell'albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta dei beni che il Signore manifesta e opera in lui; 4 e cosí per suggestione del diavolo e aver trasgredito ad un comando diventò lui il frutto della scienza male; cui bisogna che ne sopporti la pena.  

 

 

 

III.

L'OBBEDIENZA PERFETTA

 

148 1 Dice il Signore nel Vangelo: Chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo (Lc 14,33); 2 e: Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà (Mt 16,25). 3 Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo e la sua anima l'uomo che totalmente si affida all'obbedienza nelle mani del suo superiore, 4 e qualunque cosa fa o dice e che egli stesso sa che non è contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, è vera obbedienza.

149 5 E se anche il suddito vede cose migliori e piú utili all'anima sua di quelle che gli ordina il superiore, sacrifichi le cose proprie a Dio e cerchi di adempiere con l'opera quelle del superiore. 6 Infatti questa è la vera e caritativa obbedienza che soddisfa Dio e il prossimo.

150 7 Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni; 8 e se per questo dovrà sostenere persecuzioni da alcuni, li ami di piú per amore di Dio. 9 Infatti, chi vorrà piuttosto sostenere la persecuzione anziché separarsi dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché pone la sua anima (cfr. Gv 15,13) per i suoi fratelli.

151 10 Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano indietro (Lc 9,62) e ritornano al vomito della propria volontà (cfr. Pr 26,11). 11 Questi sono degli omicidi e per i loro cattivi esempi fanno perdere molte anime.  

 

 

 

IV.

CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE

 

152 1 Non sono venuto per essere servito ma per servire (Mt 20,28), dice il Signore. 2 Quelli che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto si glorino del loro ufficio prelatizio come se fossero incaricati di lavare i piedi dei fratelli (cfr. Gv 13,14); 3 e quanto piú si turbano per esser tolto loro la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto piú ammassano un tesoro fraudolento (cfr. Gv 12,6) a pericolo delle loro anime.

 

 

 

V.

NON INSUPERBIRSI, MA GLORIARSI NELLA CROCE DEL SIGNORE

 

153 1 Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto Dio che ti creò e ti fece a immagine del suo diletto Figlio secondo il corpo, e a sua similitudine (cfr. Gen 1,26) secondo lo spirito.

154 2 E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la sua natura, servono e conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te. 3 E anche i demoni non lo crocifissero, ma tu con essi lo crocifiggesti e ancora lo crocifiggi col dilettarti nei vizi e nei peccati. 4 Di che dunque puoi gloriarti? 5 Infatti se tu fossi tanto intelligente e sapiente che tu avessi tutta la scienza e tu sapessi interpretare tutte le lingue e acutamente perscrutare le cose celesti (cfr. 1Cor 13,1-4), in tutto questo non ti puoi gloriare; 6 poiché un solo demonio seppe delle cose celesti e ora sa di quelle terrene piú di tutti gli uomini insieme; benché ci sia stato qualche uomo che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza. 7 Ugualmente se tu fossi piú bello e piú ricco di tutti e anche se tu facessi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono d'ostacolo e non sono di tua pertinenza e in queste non ti puoi gloriare per niente; 8 ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità (cfr. 2Cor 12,5) e portare ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesú Cristo.  

 

 

 

VI.

L' IMITAZIONE DEL SIGNORE

 

155 1 Guardiamo, fratelli tutti, il buon pastore (cfr. Gv 10,11) che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce (cfr. Eb 12,2). 2 Le pecore del Signore lo seguirono nella tribolazione e nella persecuzione e nell'ignominia (cfr. Gv 10,4), nella fame (cfr. Rm 8,35) e nella sete, nell'infermità e nella tentazione e in altre simili cose 3 e ne ricevettero dal Signore la vita eterna. 4 Perciò è grande vergogna per noi servi del Signore il fatto che i santi operarono con i fatti e noi raccontando e predicando le cose che essi fecero ne vogliamo ricevere onore e gloria.

 

 

 

VII.

LA PRATICA DEL BENE DEVE ACCOMPAGNARE LA SCIENZA

 

156 1 Dice l'Apostolo: La lettera uccide, lo spirito invece vivifica (2Cor 3,6). 2 Sono uccisi dalla lettera coloro che desiderano sapere soltanto parole in modo da essere ritenuti piú sapienti degli altri e possano acquistare grandi ricchezze e darle ai parenti e agli amici. 3 Sono uccisi dalla lettera quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma desiderano sapere solo parole e spiegarle agli altri. 4 E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura quelli che ogni cosa che sanno e desiderano sapere, non l'attribuiscono al loro corpo, ma con la parola e con l'esempio la rendono all'Altissimo al quale appartiene ogni bene.  

 

 

 

VIII.

EVITARE IL PECCATO D'INVIDIA

 

157 1 Dice l'Apostolo: Nessuno può dire: Signore Gesú, se non nello Spirito Santo (1Cor 12,3); 2 e: Non c'è chi fa il bene, non ce n'è neppure uno (Sal 52,4; 13,3). 3 Chiunque invidierà il suo fratello per il bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, 4 poiché invidia lo stesso Altissimo che dice e fa ogni bene.

 

 

 

IX.

AMARE I NEMICI

 

158 1 Dice il Signore nel Vangelo: Amate i vostri nemici, ecc. (Mt 5,44) 2 Veramente ama il suo nemico colui che non si duole dell'ingiuria che gli è fatta, ma brucia del peccato dell'anima di lui per amore di Dio 3 e gli mostra amore con i fatti.

 

 

 

X.

LA MORTIFICAZIONE DEL CORPO

 

159 1 Ci sono molti che, mentre peccano o ricevono un'ingiuria, spesso incolpano il nemico e il prossimo. 2 Ma non è cosí: poiché ognuno ha in sua potestà il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. 3 Perciò è beato quel servo che terrà sempre prigioniero il nemico affidato alla sua potestà e sapientemente si custodirà dal medesimo; 4 poiché, finché farà questo, nessun altro nemico visibile o invisibile gli potrà nuocere.

 

 

 

XI.

NON LASCIARSI GUASTARE A CAUSA DEL PECCATO ALTRUI

 

160 1 Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. 2 E in qualunque modo una persona pecchi, il servo di Dio che si lasciasse prendere dall'ira o dallo sdegno per questo, a meno che non lo faccia per carità, accumula per sé - come un tesoro - (cfr. Rm 2,5) la colpa degli altri. 3 Quel servo di Dio che non si adira né si turba per alcunché, vive giustamente e senza nulla di proprio. 4 Ed è beato colui che non si trattiene niente per sé, rendendo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio (Mt 22,21).

 

 

 

XII.

PER RICONOSCERE LO SPIRITO DEL SIGNORE

 

161 1 Cosí il servo di Dio può riconoscere se ha lo spirito di Dio: 2 quando il Signore fa, per mezzo di lui, qualcosa di buono, se la carne non se ne inorgoglisce, poiché la carne è sempre contraria ad ogni bene; 3 ma piuttosto si ritiene ancora piú vile ai propri occhi, e si stima minore di tutti gli uomini.  

 

 

 

XIII.

LA PAZIENZA

 

162 1 Non si può sapere quanta pazienza e umiltà abbia in sé il servo di Dio finché gli si dà soddisfazione. 2 Quando invece verrà il tempo in cui chi gli dovrebbe dare soddisfazione gli fa il contrario, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta esattamente ne ha e non piú.

 

 

 

XIV.

LA POVERTÀ DI SPIRITO

 

163 1 Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). 2 Ci sono molti che applicandosi insistentemente a preghiere ed uffici, fanno molte astinenze e molte mortificazioni nei loro corpi; 3 ma per una sola parola che sembra ingiuria della loro persona, o per qualsiasi altra cosa che è loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. 4 Questi non sono poveri di spirito, poiché chi è veramente povero di spirito odia sé (cfr. Lc 14,26) e ama quelli che lo percuotono nella guancia (cfr. Mt 5,39).

 

 

 

XV.

I PACIFICI

 

164 1 Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). 2 Sono veri pacifici quelli che di tutte le cose che sopportano in questo mondo, per amore del Signore nostro Gesú Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo.

 

 

 

XVI.

LA PURITÀ DI CUORE

 

165 1 Beati i puri di cuore, poiché essi, vedranno Dio (Mt 5,8). 2 Puri di cuore sono coloro che disprezzano le cose terrene e cercano le celesti e non cessano mai di adorare e di vedere il Signore Dio vivo e vero con cuore ed animo puro.

 

 

 

XVII.

L'UMILE SERVO DI DIO

 

166 1 Beato quel servo che non si inorgoglisce del bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, piú di quello che dice e opera per mezzo di altri. 2 Pecca l'uomo che vuol ricevere dal suo prossimo piú di quanto non voglia dare di sé al Signore Dio.

 

 

 

XVIII.

LA COMPASSIONE PER IL PROSSIMO

 

167 Beato l'uomo che sostiene il suo prossimo nelle sue debolezze come vorrebbe essere sostenuto dal medesimo, se fosse in caso simile.

 

 

 

XIX.

IL SERVO FEDELE O NO

 

168 1 Beato il servo che rende tutti i suoi beni al Signore Iddio; 2 perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé il denaro del suo Signore (Mt 25,18), e ciò che crede di avere gli sarà tolto (Lc 8,18).

 

 

 

XX.

IL BUONO E UMILE RELIGIOSO

 

169 1 Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando è onorato e esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile e semplice e disprezzato, 2 poiché l'uomo quanto vale davanti a Dio, tanto vale e non piú. 3 Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. 4 E beato quel servo, che non si pone in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.

 

 

 

XXI.

IL BUON RELIGIOSO E IL RELIGIOSO VANO

 

170 1 Beato quel religioso, che non ha giocondità e letizia se non nelle parole e nelle opere santissime del Signore e, mediante queste, conduce gli uomini all'amore di Dio in gaudio e letizia. 2 E guai a quel religioso che si diletta in parole inutili e frivole e con esse conduce gli uomini al riso.

 

 

 

XXII.

IL RELIGIOSO LEGGERO E LOQUACE

 

171 1 Beato quel servo, che non parla con la speranza di mercede e non manifesta tutte le sue cose e non è veloce a parlare (Pr 29,20), ma sapientemente provvede di che parlare e come rispondere. 2 Guai a quel religioso che non custodisce nel suo cuore i beni che il Signore gli mostra e non li mostra agli altri nelle opere, ma piuttosto con la speranza della mercede desidera manifestarli agli uomini a parole; 3 in questo riceve già la sua mercede (Mt 6,2) e chi ascolta riporta poco frutto.

 

 

 

XXIII.

LA VERA CORREZIONE

 

172 1 Beato il servo che sopporta cosí pazientemente da un altro la correzione, le accuse e i rimproveri come se li facesse da sé. 2 Beato il servo che, rimproverato, benignamente tace, rispettosamente si sottomette, umilmente confessa e volentieri ripara. 3 Beato il servo che non è pronto a scusarsi e umilmente sostiene la vergogna e la riprensione per un peccato, mentre non ha commesso colpa.

 

 

 

XXIV.

LA VERA UMILTÀ

 

 173 1 Beato quel servo che sarà trovato cosí umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi signori. 2 Beato il servo che rimane sempre sotto la verga della correzione. 3 É servo fedele e saggio (Mt 24,45) colui che di tutti i peccati non tarda interiormente a pentirsi con la contrizione e esteriormente con la confessione e la penitenza.

 

 

 

XXV.

LA VERA DILEZIONE

 

 174 1 Beato quel servo che saprà amare il suo fratello malato, che non può compensarlo, tanto quanto ama il sano che può compensarlo.

175 2 Beato il servo che saprà tanto amare e temere il suo fratello quando è lontano come se fosse presso di sé, e non dirà dietro le spalle niente che con carità non possa dire in faccia a lui.

 

 

 

XXVI.

CHE I SERVI DI DIO AMINO I SACERDOTI

 

176 1 Beato il servo di Dio che ha fede nei sacerdoti che vivono rettamente secondo le norme della santa romana Chiesa. 2 E guai a coloro che li disprezzano; quand'anche, infatti, siano peccatori, nessuno li deve giudicare, poiché solo il Signore si è riservato di giudicarli. 3 Perciò, quanto di ogni altra cosa piú grande è il ministero che svolgono nell'amministrare il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesú Cristo, che essi solo consacrano e amministrano agli altri, 4 tanto maggiore peccato hanno coloro che peccano contro di essi che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.

 

 

 

XXVII.

COME LE VIRTÚ ALLONTANANO I VIZI

 

177 1 Dove è amore e sapienza, ivi non è timore né ignoranza (cfr. 1Gv 4,18). 2 Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento. 3 Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia. 4 Dove è quiete e meditazione, ivi non è né preoccupazione né dissipazione. 5 Dove è il timore del Signore a custodire la casa (cfr. Lc 11,21), ivi il nemico non può trovare via d'entrata. 6 Dove è misericordia e discrezione, ivi non è né superbia né durezza.

 

 

 

XXVIII.

IL BENE VA NASCOSTO PERCHÉ NON SI PERDA

 

178 1 Beato il servo che accumula per il cielo i beni che il Signore gli mostra (cfr. Mt 6,20) e non desidera manifestarli agli uomini con la speranza di averne compenso, 2 poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chi piacerà. 3 Beato il servo che conserva in cuor suo (cfr. Lc 2,19.; 8,15) i segreti del Signore.

 

 

 

 

 

FF 141-178.